Sciocchezze poetiche sulla fine delle scarpe

Le scarpe: c’è chi ne ha una mania, collezionandone a più non posso, di tutti i tipi e colori, per ogni occasione, clima e utilizzo. C’è chi non se ne vuole liberare, di quelle vecchie e un pò malconce, che ricordano viaggi passati, corse pazze, passeggiate con gli amici… C’è chi le distrugge, alla velocità della luce, e ogni anno è alle prese con un nuovo acquisto, sperando che, almeno questa volta, durino un pò di più. Sta di fatto che, quello con le scarpe, è un rapporto strano, ma in ogni caso affascinante. A me, per esempio, capita di buttare un paio di scarpe sempre prima di partire, o meglio, di tornare. Quando andai a Madrid, tre anni fa, avevo degli stivaletti di camoscino marrone con due fibbie ai lati della caviglia. Li buttai proprio una settimana prima di partire: erano logori, il camoscino consunto e le fibbie smollate. La diagnosi: iper-sfruttamento. Lo stesso accadde dopo il semestre milanese, con le scarpe da ginnastica: cominciarono a farmi l’occhiolino al lato dell’alluce; praticamente, quando camminavo, la plastica bianca del profilo si scollava dalla tela e si intravedeva un pò di calzino (forse anche a causa della mia piccola cipolla). Quando però mi sono trovata a buttare, stavolta a Barcellona, un altro paio di stivali, di pelle, con un pò di tacco e le solite fibbie, ma ora sul polpaccio, e, come se non bastasse, anche un paio di sandaletti argentati dalla suola distrutta, mi sono detta che non poteva essere una coincidenza, una casualità, una logica conseguenza dell’iper-sfruttamento. E’ vero, cammino molto, uso le stesse scarpe a ripetizione, non le curo tanto: tutte giustificazione più che razionali, ma non credo che facciano al caso mio.
La mia giustificazione è poetica ( e mi vanto di tanta sciocchezza). Credo che buttare le scarpe prima di tornare sia come mettere fine a un percorso, a un cammino, vissuto con tutta l’intensità e la leggerezza del mettere un passo davanti a un altro; con tutta la curiosità  e la smania di chi cammina esplorando, trovandosi in posti nuovi, che pian piano si disvelano a chi ha la costanza di osservarli con passione.
Comprare scarpe nuove quando si arriva è desiderare di ripartire, senza macerare troppo nei ricordi che si portano, via con sè, le mie vecchie scarpe. E’ la voglia di ricominciare a camminare, fino al logorio, di allacciarsele e sfilarsele ancora, tante e tante volte, di incrociare altri passi e altri sentieri. Sperando, stavolta,  che non durino poi tanto, ma solo fino al prossimo viaggio.


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