Una poetessa bambina

Sabato pomeriggio passeggiavo per rue Daguerre perché qualche mese fa, a Bercellona, ho visto il film di Agnès Varda “Daguerréotypes” e ne sono rimasta incantata. A dir il vero tutto ciò che ha fatto Agnès Varda mi ha lasciato incantata. Sabato pomeriggio non avevo voglia di stare a casa, anche se ero molto stanca e il freddo spingeva a rintanarsi sotto il plaid. Il freddo però veniva da dentro. Ero stata masticata da una settimana che ci aveva messo troppo a finire e quando finalmente si arriva al sabato ci si sente come sputati fuori, di botto. Faceva veramente freddo, ma di quello che si attacca addosso e ti arriva pian piano fino alla testa. Poi, a volte, capita che il freddo s’infiltri anche tra i pensieri. Ma non si deve far vincere il freddo. Diversi giri di sciarpa dopo ero per strada, sfregandomi le mani e imprecando per non aver portato i guanti. I piedi invece erano solo un ricordo dell’estate. Ma mi ero decisa: volevo vedere rue Daguerre e quanto fosse cambiata dal film: speravo di trovare le stesse botteghe, ma era troppo difficile. Ho trovato invece un un negozio di DVD e nella vetrina campeggiava la gigantografia di Agnès Varda in versione cartone animato. Ho scattato una foto e riflessa nel vetro vedo lei. Impossible. Mi sto allucinado, E invece no! Era lei! Sono rimasta paralizzata con la macchina fotografica in mano. Non mi venivano alla mente due parole francesi di senso compiuto da mettere in fila e mentre pensavo a cosa dirle, col cuore in gola, lei prima mi guarda e poi entra in casa con la busta della spesa. Non ho avuto il coraggio di bussare. Non volevo infastidirla.

Nel negozio accanto erano esposte delle cartoline antiche. In una si vedevano dei bambini che correvano giù per una stradina di Montmartre, ridendo. L’ho comprata. e le scriverò una lettera dietro. L’immagine credo che le si addica. So che le immagini sono molto importanti per lei, si capisce da come le tratta. Con estrema delicatezza. Agnès Varda ci ha insegnato ad adocchiare tra le pieghe delle immagini, ci ha insegnato l’arte dello stupore e che anche il più piccolo gesto può essere carico di bellezza. C’è qualcosa in lei che mi ricorda questi bambini. Il sorriso forse, o la leggerezza delle sue immagini, una pura emozione visiva. Forse, come diceva Arthur Schopenhauer : “Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio,

così come un genio resta in qualche modo un bambino”.

Grazie Agnès.Image

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4 thoughts on “Una poetessa bambina

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