Raphael Gualazzi a Parigi: l’‘Happy Mistake’ che fa star bene

 

Un’esibizione intensa ed impeccabile è ciò che ha regalato Raphael Gualazzi, ospite il 3 aprile alla Fnac di rue Saint Lazare aParigi. Nella capitale francese, da sempre amante dei ritmi sincopati e malinconici del jazz, l’artista di Urbino ha programmato un tour di 5 date, dal 28 marzo fino al 10 d’aprile. Cinque concerti pensati per presentare il nuovo album, Happy Mistake, che in Francia è uscito appena da 2 giorni, ma che ha già scalato le classifiche diiTunes. La saletta adibita al terzo piano dello store si è riempita in un attimo, tra signore un po’ attempate e dall’aria austera, famigliole e ragazze, soprattutto ragazze, che hanno guadagnato subito i primi posti. Un pubblico, quello di ieri pomeriggio, diviso essenzialmente in due categorie: quella dei curiosi comprendente un gruppetto di ragazzi, studenti di una scuola di giornalismo qui a Parigi, venuti in avanscoperta dopo aver visto il poster di Raphael nella metro, e quella degli affezionati, cd in una mano e macchinetta fotografica nell’altra. Una platea composita che non risparmia gli applausi per accogliere Gualazzi e la sua band. Si comincia subito con i brani in inglese, “Don’t call my name”,“Baby what’s wrong” e “Seventy days of love”, un brano sorprendentemente molto passionale. Tra un pezzo e l’altro Rapahel ringrazia e cerca di spiccicare qualche parola in francese divertendo gli astanti: “I need french lessons”, ammette, tra le risate generali.

Schivo e intimidito come sempre davanti al microfono, perde ogni insicurezza non appena poggia le mani sui tasti bianchi e neri. La musica è davvero il suo elemento, che sa plasmare con disinvoltura, ma al di fuori del quale, un po’ come l’albatro di una celebre poesia di Baudelaire, appare teneramente goffo. Chissà se non sarà proprio questo, in fondo, il suo punto di forza, quell’ ‘happy mistake’ che fa sentire tutti a proprio agio, quel qualcosa fuori posto che colpisce l’attenzione. Come un microfono lasciato incautamente acceso durante un assolo di tromba che, invece d’essere eliminato, verrà lasciato come controcanto in un brano e darà il titolo all’intero album. Un concetto, quello dell’errore felice, che Raphael applica alla musica come alla vita. Arrivano poi finalmente i brani italianiUn mare in luce e i successi sanremesi, Sai (ci basta un sogno) e Senza ritegno. La rassegna delle tracce del nuovo album è quasi completa e le performance al piano si fanno sempre più esplosive grazie all’atmosfera festosa di “Mambo soul” e “Welcome to my hell”. Tra soul, gospel, country, blues, rock e l’immancabile jazz, Raphael Gualazzi assomiglia ad una pietra dalle mille sfaccettature, e se a ciò aggiungiamo l’essere (contemporaneamente) anche autore, compositore, arrangiatore e produttore dei suoi brani il valore sale a dismisura.

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Alla fine dello showcase, mentre tutti si mettono in coda per gli autografi di rito, una ragazza bionda che dalla prima fila aveva cantato tutti i brani, inizia a chiacchierare amichevolmente con un responsabile della Sugar (la casa discografica di Gualazzi). Che Raphael si sia portato dietro la fidanzata? Ebbene no, Alessia è semplicemente una fan che ha scoperto in Francia, come tanti altri, la sua musica e da allora non si perde un concerto, riuscendo persino a vincere lo scorso febbraio il concorso dell’EMI per conoscere l’artista. “E’ stato un colpo di fulmine” racconta Alessia, per colui che definisce “2 metri di bravura e di bontà”. E a proposito della timidezza afferma: “Non è detto che un bravo musicista debba essere anche un bravo oratore”. E’ d’accordo con lei Silvia che, prima di trasferirsi qui a Parigi, divideva casa con Antonio Maggio, vincitore tra i giovani dell’ultima edizione di Sanremo. La dedica sul suo album la fa indirizzare proprio all’amico: “Spero gli porti fortuna” perché a volte per riuscire non basta solo un sogno, ma anche un fortuito (e fortunato) ‘happy mistake’.

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