La Schiuma dei Giorni

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Il Giffoni Film Festival ha accolto il 24 luglio una grande anteprima: Mood Indigo – La schiuma dei giorni, il film francese più atteso dell’anno, tratto dall’omonimo romanzo di Boris Vian, L’écume des jours, la cui uscita è prevista nelle sale italiane il 12 settembre. Diventato oramai un classico della letteratura francese, tanto da finire anche sui banchi di scuola, il capolavoro del genio 27enne Boris Vian è sicuramente una delle opere più amate dai lettori d’Oltralpe. La trasposizione cinematografica è stata affidata al regista francese Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello, The we and the I), da gran parte della critica definito il solo in grado di rendere giustizia ad un romanzo surreale e visionario come quello di Vian. Una fiaba d’amore che ci restituisce sensazioni d’infanzia, un’eccitazione visiva di circa 2 ore, un susseguirsi, a volte frenetico, di scene che hanno fatto dell’inverosimile la loro cifra artistica.

Un sogno colorato e coinvolgente che, come tutti i sogni, risulta difficile descrivere a parole. Proviamoci lo stesso e partiamo dalla storia: Colin (Romain Duris) è un giovane parigino ricco e creativo che passa il tempo dedicandosi a bizzare invenzioni, suonando raggi di sole, gustando le prelibatezze del suo chef, avvocato e guida spirituale Nicolas (Omar Sy)e bighellonando con Chick – il suo migliore amico – un ingegnere sperperone con un’ossessione incontrollabile: collezionare le opere di Jean-Sol Partre. Colin vuole trovare l’amore e l’occasione perfetta gli si presenterà ad una festa dove farà l’incontro di Chloé, la dolce e affascinante Audrey Tautou (i due si ritrovano nuovamente in coppia come ne “L’appartamento spagnolo” e funzionano ancora). Sarà un colpo di fulmine e ben presto decideranno di sposarsi. Tutto sembra perfetto, l’automobile trasparente, la via del sole, il sud della Francia, ma una notte, durante la luna di miele, una ninfea entrerà nel polmone di Chloé, ammalandola per sempre.

 

Più il film, e la malattia, avanza, più i colori si incupiscono, la casa faraonica e colorata si trasforma in una grotta impolverata e i personaggi invecchiano consumati dal dolore. Gli spazi diventano claustrofobici e lo spettatore arriva a provare tutta l’angoscia e l’oppressione di Colin e dei suoi amici. L’atmosfera degli inizi, che ricorda molto da vicino l’estetica di PES in Fresh Guacamole, per intenderci, si fa sempre più pesante e insopportabile. Per affrontare questo film sono due gli atteggiamenti possibili: lasciarsi trasportare in un viaggio caleidoscopico, dove i campanelli camminano sui muri, le scarpe decidono dove andare e una giostra a forma di nuvola porta a spasso per la città, oppure rimanere straniti come davanti ad un quadro impenetrabile. O lo si ama o lo si odia: non ci sono mezzi termini. Il film, sceneggiato da Luc Bossi, è uno spettacolo pirotecnico, è un’esperienza che va vissuta, è un piccolo grande capolavoro. Il ritorno alla realtà, così ‘normale’ e logica, potrebbe essere doloroso per alcuni, come il risveglio dopo un lungo e strano sogno, ma la visione val bene questo rischio.

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