Bruxelles

Sembra quasi di sentire ancora un po’ di freddo quando lo si pronuncia: Bruxelles.

Un brivido. Un sorso di birra scura. Il rumore della lampo che sale fino al naso. Bruxelles.

Arrivare alla Gare du Nord da Parigi, dopo un viaggio in bus di svariate ore, è un sollievo e una sorpresa. Tutto appare nuovo, lucidato a festa, moderno e ordinato. Sembra quasi d’essere entrati nel monopoli a cui giocavo da bambina. Ma allora esiste? Non è come la storia di Babbo Natale….

I palazzi, i monumenti astratti, le fontane e le strade a scacchiera: da qualche parte ci dovrebbe essere la casella del parcheggio biciclette o ‘tira ancora il dado’. Bruxelles è un brusio di lingue: francese, fiammingo, tedesco, inglese, forse anche qualche dialetto… Non c’è una lingua sola, ma soffiata nel vento è una macedonia che ha eco di terre lontane.

Freddo asciutto, luci soffuse, avvicinarsi al centro è come entrare in un quadro di Caspar Friedrich: un po’ racconto gotico, un po’ fiaba romantica. Per arrivare alla Grand Place, attraversiamo le stradine ‘delle pizzerie e del cioccolato’: fontane di fondente, torri di pasticcini, insegne italiane qua e là, per attrarre turisti. Il Manneken Pis è ovunque, in tutti i formati, i colori e le dimensioni… Non dovrebbero pubblicizzarlo così tanto prima di arrivarci davvero: la delusione è dietro l’angolo. Per fortuna viene stemperata presto dall’atmosfera sbarazzina delle stradine intorno. Murales, cartoon, cozze e patatine, disegni, design e il profumo caldo del cucinato. Il freddo invita a bere e confonde i nasi rossi di chi ha dimenticato la sciarpa  a casa con quelli di chi ha perso il conto dei boccali. La capitale d’Europa sembra allegretta, non si prende troppo sul serio, e ai candidi merletti da istitutrice alterna i decori morbidi e sensuali dell’Art Nouveau. Adoro.

Quando la fame incalza però non c’è bellezza che tenga e il palazzo della Borsa, che si affaccia sui nostri passi, riceve un’occhiata frettolosa: meglio posare gli sguardi sul ristorantino tipico di fronte e sul menu esposto giusto all’ingresso. “Carbonnade de boeuf à la bière” et “Poulet aux champignons” saranno i nostri compagni per questa sera. E come farsi mancare dei « frits » e due leffe ambrate? Impossibile, la sera è troppo pungente per due stomaci mezzi vuoti. Quando torniamo in strada è l’ora del divertimento: alcuni pub sovraffollati lasciano scappare in strada un po’ di musica, a raccogliere i passanti, mentre delle parrucche fucsia saltellano incuranti della pioggia che comincia. Risate, ombrelli, sexy shop, la pioggia non sembra infastidire nessuno. Solo i turisti. Decidiamo di aumentare il passo perché noi l’ombrello l’abbiamo dimenticato, chissà dove, e la pioggia sta diventando neve. L’ostello per fortuna non è poi così lontano, ma di notte i sentieri si confondono e la birra, certo, non aiuta… Ormai nevica, dolcemente, e piccoli cristalli di ghiaccio si posano ovunque. Ma è metà aprile!!.. Cavolo.

La colazione, la mattina dopo, l’abbiamo fatta al Parlamentarium: eh oui! La visita era un dovere e poi il salotto di casa Europa merita davvero. Qui seduti comodamente, su divani e poltroncine in pelle, possiamo fare un tour dell’Unione attraverso le storie dei suoi cittadini. Le pareti tutt’intorno sono un gigantesco schermo circolare su cui vengono proiettati i paesaggi più belli del nostro paese: l’Europa. Dopo un autoscatto finito male (la fotocamera è out, schiantata sul ghiaccio..) decidiamo di mangiare un panino al volo vicino al Parc Royal, ma l’incazzatura non passa con il sandwich bio di “Ciabatta Mania” e allora ci proviamo con un doppio brownie fondente e noci. Va già un po’ meglio. Mentre il freddo del primo pomeriggio si fa sempre più frizzante, decidiamo di prendere un tram fino a Rue Américaine per raggomitolarci nella casa più bella di Bruxelles: la residenza di Victor Horta, riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’umanità dall’Unesco e diventata oggi il Museo Horta, il tempio dell’ Art Nouveau. Qui il celebre architetto, libero dai vincoli dei committenti, ha dato libero sfogo alla propria geniale inventiva realizzando degli interni incantevoli, moderni e sensuali. Lo stile floreale si fonde con le morbide curve del legno, i vetri colorati e le tappezzerie pregiate per un effetto fiabesco. Per fortuna qui (misera consolazione) la macchina fotografica è bandita e non avrò così il rimpianto a vita di non aver potuto fotografare questo luogo incantato.

Facciamo scorta di cartoline e poi, pressati dal tempo che fugge, decidiamo di avviarci alla stazione dei bus. E’ ora di tornare. Durante il tragitto compriamo qualche Leffe (ovviamente come souvenir, eh….) e un pacchetto di cioccolatini alla frutta secca. Questi due giorni sono volati e mentre commentiamo gli sgoccioli di una vacanza che se ne va, non ci rendiamo conto che la metro è diventata un TRAM! E’ uscita in superficie e ci sta portando nella direzione opposta alla stazione.  La chiusura è da film: corsa spasmodica con valigie e borsoni, guance rosso fuoco e fiatone da locomotiva fino alla Gare du Nord, dove l’autista dell’Eurolines già stava facendo manovra. Per riprenderci abbiamo finito i ‘souvenir’ prima ancora della fine del viaggio, ma poco importa! I ricordi più belli sono nella fotocamera, ehm!, dentro di noi…

Au revoir, Brussel!!!IMG_5998 IMG_6003 IMG_6014 IMG_6029 IMG_6027 IMG_6032 IMG_6063 victorhorta_1 IMG_6025

Info:

Abbiamo mangiato a Le Grand Café, Rue de la Bourse e a Ciabatta mania, via Coudenberg 70.

Abbiamo alloggiato all’ Hotel Villa Royal, economicissimo e super grazioso.

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