Una Stella in Più

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Il 1° maggio mio nonno è stato insignito della Stella al Merito del Lavoro, diventando così maestro del Lavoro.

Questa che riporto qui di seguito è la lettera che ho scritto alla Presidenza della Repubblica, prima, e alla Direzione Regionale del Lavoro per la Campania, poi.

Nonno… Una Stella in Più… Auguriiiiii!!!!!! :,)

stelle2014

Alla Direzione Regionale del Lavoro per la Campania

Via Amerigo Vespucci 172

80142 Napoli

 

 

Oggetto: conferimento Stella al Merito del Lavoro – legge 5 febbraio 1992, n.143

 

 

L’aspirazione ad un giusto riconoscimento per oltre cinquant’anni di lavoro, caratterizzati da appassionata laboriosità e impeccabile condotta morale, non è da leggersi, nel caso di mio nonno, come l’aspettativa di una gratifica, che pur significherebbe l’adeguata soddisfazione per una vita lavorativa singolare per passione e dedizione. Piuttosto, vorrei che fosse interpretata come un dono che i nipoti tutti desiderano ardentemente per il nonno appassionato ed operoso. La sua condotta morale, la sua perizia e professionalità, infuse in umili mestieri, oggi trascurati dai giovani e sul punto di sparire, vanno, e credo qui di interpretare un sentimento condiviso,  valorizzate e pubblicizzate come fulgido esempio di dedizione e umiltà  per le generazioni a venire.

Gli oltre 50 anni di lavoro documentati dal libretto e dai relativi contributi si riferiscono solo ad una ‘porzione’ della vita lavorativa di mio nonno, cominciata, in realtà, alla tenera età di 6anni. Nella sua straordinaria e longeva attività lavorativa vi è un’unica interruzione che va dal ‘44 al ‘47. In questo periodo mio nonno rimase seppellito vivo sotto le macerie di un palazzo e nei mesi a seguire collaborò con gli alleati. Nel mese di dicembre 2012, durante una visita guidata al Museo dello Sbarco di Salerno, nonno ha riconosciuto tra le foto esposte quella del palazzo che lo tenne prigioniero per ore. Il Professore Antonio Palo, coordinatore  del Parco della Memoria della Campania, ha raccolto la sua testimonianza che sarà presto documentata nel libro del Prof. Palo sullo sbarco alleato a Salerno. Nel 2000, per dare una mano alla famiglia che si trovava ad attraversare una difficile situazione economica, mio nonno, alla veneranda età di 74anni, ha ricominciato a lavorare fino al 30/06/2006.

Vorrei portare la vostra attenzione sulle sezioni, all’interno del Libretto del lavoro, ‘Infortuni’ e ‘Malattie professionali’: sono vuote. Mio nonno andava a lavorare anche con la febbre, il lavoro –diceva- era la sua terapia. Alfonso Mogano è un uomo semplice, che ha trasmesso un amore genuino, ma totalizzante, per il suo lavoro. Ha spinto i figli, e noi nipoti, ad intraprendere nella nostra vita attività che ci appassionino, per cui saremmo disposti a ‘dare il sangue’, come ama dire nonno. Il lavoro in questo modo non pesa, ma diventa una ragione di vita. Così fu per lui. Adesso che è in pensione, sembra spento, a volte anche preoccupato, poiché coinvolto in una nuova impegnativa missione: accudire nonna ammalata di Alzheimer. Vedergli attribuita quest’onorificenza donerebbe a mio nonno Alfonso una gioia impareggiabile e non vi nascondo che il sol pensiero mi fa commuovere.  I datori di lavoro di mio nonno sono deceduti, come pure la maggioranza dei suoi collaboratori, ma i suoi racconti, quelli che mi ripete instancabilmente da quand’ero bambina, sono testimoni encomiabili e sinceri e, nel 2009, ho deciso di raccoglierli tutti in un piccolo libro di cui vi faccio dono (Per Fare un Uomo, Graus Editore).

Mio nonno mi ripete sempre: “La mia vita è stata il mio lavoro”. Per lui le vacanze non sono mai esistite, non c’erano mai giorni di festa, perché anche quando aveva del tempo libero veniva chiamato per qualche riparazione. Per alcuni anni, specialmente dopo sposato, ha fatto anche due, tre lavori alla volta, e a casa lo vedevano davvero poco. “Forse non sono stato un buon padre, o meglio, non sono stato un padre molto presente, perché tutto il mio tempo era votato ‘alla fatica’, per mantenere nel modo migliore la mia famiglia”, mi ha confessato un giorno. Quest’anno vorrei fare un regalo a mio nonno: vorrei che venisse finalmente premiata la sua “perizia, laboriosità e buona condotta morale”, come si legge tra le finalità dell’onorificenza. Nonno, attraverso il suo lavoro, ha reso visibile il suo amore, per la sua famiglia e per noi tutti. Non ha nulla da rimproverarsi.

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