Tre amiche.

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Stanotte non ho voglia di dormire: alle 24 Laetitia mi sorriderà con gli occhi mentre scenderà dall’autobus e sarà come non essersi mancate mai. L’autista che mi lascia alla stazione centrale, per la seconda volta nella stessa notte, mi guarda per qualche secondo prima di chiudere le porte e sparire: “Ma che combina questa qui??!!!”…

Bhè, non sa di certo quanto sia stato difficile ed emozionante riuscire finalmente ad organizzare un fine settimana insieme, come non accadeva da 5 anni: Laetitia, Sveva ed io. Finalmente nella stessa città per 48 ore. Non accadeva dai tempi dell’Erasmus: quando nel 2009 a Madrid scoprimmo di essere per la prima volta padrone dei nostri giorni, del nostro frigorifero e dei nostri guai. Sei mesi bastarono a costruire qualcosa di sorprendentemente forte e doloroso: ce ne accorgemmo prima di chiudere l’ultima valigia, ma era troppo tardi. Eravamo diventate amiche, di quelle sparpagliate per il mondo e destinate a mancarsi per sempre.

Fino a venerdì. Alle 24 Laetitia da Parigi. Alle 7 Sveva da Roma: ce l’avevamo fatta. Un minuto solo è bastato a bruciare cinque anni di racconti a distanza e di ricordi, di promesse e desideri: finalmente eravamo lì una di fronte all’altra e il tempo si era fermato esattamente a quell’ultima valigia chiusa tra le lacrime.

In cinque anni, però, ne succedono di cose: belle, brutte, anche strane. In cinque anni si cresce e si scopre che essere padrone dei propri giorni, del proprio frigo e dei propri guai è una gran bella responsabilità. Si scopre che la vita non ha ‘la musica giusta al momento giusto’, come nei film o come alla “Via Lactea” di Malasaña, e che invece il silenzio sa essere assordante… Si scopre che per quanto tu possa lavorare ai tuoi progetti, a volte ci pensa la vita a scombinare le carte in tavola, a confondere gli scacchi, e non ti rimane altra scelta che rimettere tutto in ordine, al meglio che si può.

Ma si arriva anche a capire, proprio alla luce di tutto questo, di essere state fortunate ad aver trovato in questo labirinto imprevedibile e bizzarro dei complici fidati con cui perdersi e sperimentare le scoperte e le delusioni del cammino. Senza aver paura di ridere anche delle cose più stupide, senza mettere freno alle lacrime perché non c’è nessun giudizio tra di noi. Il coraggio di essere sé stessi è un lusso che ci siamo concesse tanto tempo fa. E così un fine settimana di pioggia torrenziale, che altrimenti sarebbe stato difficilmente sopportabile senza una buona dose di eroismo, è diventato l’occasione per riscattarsi una foto fatta appena 5 anni fa, per ritornare idealmente davanti a quello specchio di casa mia, in quella stanza con balcone, con il divano blu di pelle tutta lisa, il poster dei Beatles, la scrivania ricoperta di ‘napoletanas rellenas’ e volantini, i sorrisi contagiosi d’inizio serata, e accorgersi di essere sempre lì, insieme, cresciute e sempre uguali, più belle e problematiche, più ‘donne’ e meno illuse.

In fondo, anche se nella vita non c’è sempre la musica giusta al momento giusto, l’amicizia ha un grande pregio: riuscire a farti ridere, anche sulla musica sbagliata.

 

 

nosotras

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