Buon 2015

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Finitoooo! Ultima lettura dell’anno: “La Caduta” di Diogo Mainardi.
Fantastico.
Sono felice di averlo letto l’ultimo dell’anno perché mi ha aperto un mondo: Mainardi ha inventato un mondo nuovo nel continente della letteratura. Non ci sono capitoli, ma brevissimi “passi”, e non nel senso letterario del termine, ma nel senso letterale del termine. Mainardi conta i passi del figlio, Tito, nato con un danno cerebrale causato dalla negligenza di un medico. Nel libro la scrittura si mescola con la pittura, con la scultura, con la fotografia, con alcuni documenti scannerizzati e con gli screenshot di un videogioco. Non potrò più leggere null’altro che non sia così.
Ho letto “La caduta” alla fine del 2014, non credo sia un caso. Quest’anno, per diverse ragioni, potrebbe leggersi come una lunghissima e strampalata caduta: il 10 giugno ho cambiato città, casa e occupazione. Durante il trasloco mi è caduto il portafogli in metropolitana. Quella è stata la prima caduta. Il portafogli mi è stato restituito da uno sconosciuto che ha trovato il mio numero di telefonino (ancora non so come) online. Era vuoto, ma almeno non ho rifatto i documenti. Il 20 luglio ho perso mia nonna: questa è stata sicuramente la caduta più brutta; il momento in cui senti di toccare il fondo, in cui dire di “sentirsi a terra” è un eufemismo. Un mese dopo ho conosciuto i bambini saharawi di Rio de Oro Milano: anche loro cadevano spesso perché, come Tito, sono nati con paralisi cerebrale. Quando cadevano ridevano: non si sentivano a terra. Si sentivano divertenti. Il 5 settembre, il giorno del mio 26° compleanno, sono caduta inciampando nell’appendiabiti di ferro dell’ingresso. Ho ancora il livido sul ginocchio: è come il souvenir kitsch di una giornata indimenticabile. Qualche giorno dopo mi è arrivata la notizia di una terribile caduta: una mia amica, delle più intime, doveva essere sottoposta ad un delicatissimo intervento chirurgico. La gravità, grazie alla quale siamo attaccati al suolo, sembrò raddoppiare la sua forza in quei giorni ed io sono inciampata tutte le mattine, rischiando di cadere ben 7 volte, per una settimana, sempre nello stesso punto: lì dove c’era un dislivello tra due colate di asfalto davanti alla fermata del tram. Quando seppi l’esito dell’intervento smisi di inciampare. Oggi c’è stata l’ultima caduta dell’anno: quella della neve. A Salerno sta cadendo la neve e si sta posando sui tetti, sulle balaustre dei balconi, sulle macchine parcheggiate, sulle palme e sulla spiaggia. La caduta più sorprendente dell’anno, non c’è che dire. L’ultima volta era successo ventisei anni fa.
Ieri mi sono fatta un regalo: ho trovato tra i i suggerimenti di Amazon il libro “La caduta” di Diogo Mainardi e l’ho comprato. In fondo non c’è niente che faccia male più di una caduta. In fondo non c’è niente che faccia ridere più di una caduta. Quest’anno, come tutti gli altri, è stato così: doloroso e fantastico in egual misura. Buon 2015.

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