Una piccola riflessione

Se si visita in questi giorni il sito internet ufficiale del settimanale Charlie Hebdo si troverà un’unica pagina in cui c’è scritto:

“PARCE QUE LE CRAYON SERA TOUJOURS AU DESSUS DE LA BARBARIE… (perché la matita sarà sempre al di sopra della barbarie…)

PARCE QUE LA LIBERTÉ EST UN DROIT UNIVERSEL… (perché la libertà è un diritto universale…)

PARCE QUE VOUS NOUS SOUTENEZ… (perché voi ci sostenete…)

prochain-num

NOUS,

logo-charlie

SORTIRONS VOTRE JOURNAL MERCREDI PROCHAIN! ”

(Il giornale dei sopravvissuti, 14/01. Pubblicheremo il vostro giornale mercoledì prossimo!)

Nel 2013 ho vissuto e lavorato a Parigi per un semestre: facevo uno stage nella redazione di un giornale per ragazzi.

Quando ho appreso la notizia della ‘strage’ al Charlie Hebdo ho scritto subito ad alcuni amici francesi conosciuti durante i mesi di permanenza lì a Parigi. Solo parlando con loro ho capito davvero l’entità e la gravità di quello che era successo:

Questi giornalisti, questi disegnatori uccisi, ci sembrava quasi di conoscerli di persona! E’ come se fossero venuti a mancare degli amici di famiglia. E’ stata una barbarie…Siamo scioccati…“.

E’ come se ci avessero ammazzato Vauro o Forattini, credo, ma loro erano ancora più noti: in Francia esiste davvero la satira, senza limiti e tabù, in Italia, purtroppo, è stata demolita. La cosa interessante, secondo me, è che paradossalmente con l’uccisione dei fumettisti francesi, i due fanatici hanno dimostrato al mondo intero quanto sia potente l’espressione libera delle proprie idee, le hanno conferito una forza inaudita, hanno corroborato brutalmente l’idea che la satira è un’arma potentissima. ( E mi hanno fatto capire che in Francia se li leggono i giornali…).

Liberté, Égalité, Fraternité è il motto nazionale della Repubblica Francese. La prima parola del motto repubblicano, Liberté fu all’inizio concepita secondo l’idea liberale. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1795) la definiva così: «La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui». «Vivere liberi o morire» fu un grande motto repubblicano. Il secondo termine, la parola Égalité significa che la legge è uguale per tutti e le differenze per nascita o condizione sociale vengono abolite. Il principio teoricamente era già presente nel concetto di Stato di diritto, ma con la Rivoluzione Francese venne praticamente messo in atto. Le prime due parole, quindi, sono chiarissime: ma perché aggiungere quella terza? Potrebbe sembrare quasi una ripetizione, non trovate?

Il quartiere in cui vivevo a Parigi era arabo: la pasticceria era tunisina, nelle vetrine dei negozi erano esposti burqa di differenti colori e tessuti, in altri si vendevano Corani di edizioni e stampe pregiate. Nel supermercato c’era il bollino di Allah sui cibi permessi. La chiesa, invece, era indiana, perché all’altro angolo del boulevard era insediata una comunità di indiani. La sera cominciavano a sfumacchiare  lungo i marciapiedi le prostitute, tutte rigorosamente cinesi, mentre alla fine della strada c’era una scuola ebraica. Una bella integrazione, verrebbe da dire, e invece no. Ogni comunità nel suo angolo, ognuno nel proprio pezzetto di strada, a condurre una vita per quanto possibile tranquilla, senza mischiarsi troppo in giro.

Forse è per questo che è stata aggiunta quella terza parola. Fraternité. Per ricordarci forse che non basta vivere nello stesso paese per sentirsi compatrioti, non basta abitare sullo stesso pianerottolo per essere ‘vicini’. Non lasciamoci sopraffare dalla paura o, peggio ancora, dall’indifferenza.

Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti.” 

MARTIN LUTHER KING

 

 

 

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