Improve Yourself (everyday)

E’ davvero un sacco che non scrivo e non so nemmeno perché.

Certo, il trasferimento, la ricerca della casa, aver cambiato ufficio e routine ha aiutato a tenermi lontana da questo angolino colorato che mi sono ritagliata nell’universo del web, fatto di tanti pensieri, parole in fila e attimi da ricordare. Un angolino in cui mi raggomitolo appena posso cercando quel tepore che solo le emozioni raccontate sanno dare.

Chiaramente, non posso che raccontarvi di Roma. La caciarona, caotica, surreale e stupenda Roma. Una città che nemmeno si rende conto di quanto sia spudoratamente bella. E’ estenuante a volte.

Non riesci a elaborare così tanta bellezza tutta quanta insieme ed è frustrante. Forse, adesso, capisco gli uomini con ansia da prestazione quando la loro donna è davvero troppo affascinante.

Ed è per questo che, tornando a parlare di Roma, fa ancora più male vederla abbandonata, lasciata a sé stessa, credendo che il suo passato possa salvarla per sempre. Roma è come uno scolaro che campa di rendita. Ha fatto bene i compiti in passato, diciamo pure che è stata eccezionale, ma adesso si è fermata e pensa di andare avanti così ancora per molto. Nel frattempo le erbacce crescono tra le piccole crepe del marmo, tra le fessure dei maestosi monumenti e la polvere è sempre più spessa e impenetrabile sulle superfici invecchiate dal tempo.

In quest’atmosfera sensuale, tra decadenza e sogno, si stagliano personaggi e situazioni singolari. La vecchina della fermata di via Barletta che si diverte ad attaccare briga con futili pretesti, la stanza con accesso ‘privato’ al bagno (una porticina a soffietto che ti introduceva direttamente sul piatto doccia. Dalla parte opposta all’apertura della doccia. Sì, avete capito bene), la gente che trova il modo di attaccar bottone in qualsiasi momento e da qualsiasi parte, la vicina di casa che ti porta la colazione (giuro!) e le distanze dilatate del centro.

Tutto questo è Roma, o meglio, tutto questo lo è stata per me in queste prime settimane. Ho dimenticato una cosa nell’elenco delle mirabilia da segnalare: la facciata del palazzo di fronte. Proprio di fronte al mio balcone campeggia questa scritta, incisa nella pietra: Ad Meliora Quotidie che, se il latino del liceo mi assiste, dovrebbe significare su per giù: migliora ogni giorno, oppure tendi ogni giorno a cose migliori.

Quando la lessi la prima volta sobbalzai. Racchiude praticamente il senso del mio essere qui, delle mie scelte, dei miei cambiamenti repentini e per alcuni irrazionali. E’ la summa di un anno tra alti e bassi, tra insoddisfazioni e progetti, tra sogni e delusioni. Il fatto che io abbia questa scritta praticamente davanti agli occhi ogni mattina, quando mi sveglio e apro la finestra, mi consola. Mi porta a pensare a quei giochi in cui si devono unire i puntini per scoprire il disegno finale; mi porta a credere nei ‘segnali’ e a tutte quelle altre coincidenze che alle volte la vita ci pone davanti, ma a cui non prestiamo mai troppa attenzione. Sono sciocchezze femminili, com’è che dicono? Sono fatti privi di senso.

Io non so se questa cosa sia un segno, ma so solo che per me ha un senso.

Ad meliora quotidie: è per questo che ho cambiato tutto. E’ stata la speranza e la volontà di migliorare a portarmi qui; è stata la voglia di rischiare, di seguire una passione e il coraggio di scommetterci su. E’ stata la consapevolezza di poter essere migliore di quello che ero diventata.

E quindi eccomi qui: una grande città, un messaggio, nuove sfide quotidiane e altri universi da scoprire.

Dentro di me.

 

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